|
Il
sogno del celta (El
sueño del Celta,
Alfaguara 2010), ultimo romanzo di Mario Vargas Llosa, è
appena uscito in Italia nella traduzione di Glauco Felici. Con
quest’opera lo scrittore premio Nobel, tra le voci più
conosciute, discusse e apprezzate del panorama letterario
ispano-americano, torna a cimentarsi con il romanzo storico e lo fa
con il suo consueto e personalissimo stile, affrontando la
riscrittura della vita di uno degli eroi dell’indipendentismo
irlandese: Roger Casement.
Personaggio estremamente
controverso,
considerato da alcuni un campione dei diritti umani e della
libertà
di espressione e dipinto da altri come un traditore e un pervertito,
Casement diviene all’interno della narrazione di Vargas Llosa
metafora della problematicità della natura e della condizione
umana, sempre in bilico tra eroismo e viltà, moralità e
immoralità, altruismo e ferocia. Autore di un dettagliato
rapporto con cui rivelò al mondo il genocidio perpetrato dalla
Corona belga in Congo e di una altrettanto dettagliata relazione che
mise in luce i metodi criminali impiegati dalla Peruvian
Amazon Company
nella raccolta e nella produzione del caucciù, Roger Casement,
che nell’ultima parte della sua vita sposò la causa
dell’indipendentismo e del nazionalismo irlandese, viene da altri
ricordato come un traditore dell’Impero britannico, colui che in
cambio della promessa di un aiuto militare nella liberazione
dell’Irlanda fu pronto ad aiutare e a offrire sostegno alla
Germania del Kaiser Guglielmo II durante la prima guerra mondiale. La
leggenda nera diffusa dai suoi detrattori venne in seguito ampliata a
comprendere accuse di omosessualità e pedofilia, con la
pubblicazione di alcuni diari di dubbia attribuzione in cui Casement
descriveva le sue avventure sessuali con giovani e adolescenti.
Fedele ai suoi demoni letterari,
con Il
sogno del celta
Vargas Llosa ci invita, così come avveniva in Storia
di Mayta e La
guerra della fine del mondo,
a soppesare e a valutare con cautela e senso critico la pretesa di
purezza e infallibilità che accompagna ogni slancio utopico e
rivoluzionario; questo è, al di là della denuncia dei
crimini del colonialismo e del capitalismo europei che emerge ad una
prima lettura, il senso profondo della parabola esistenziale del
protagonista, il cui fallimento è dovuto all’eccessivo
fervore ed ingenuità con cui egli ha fatto sua una causa
politica che, come suggerisce a più riprese lo scrittore,
forse non aveva del tutto compreso. Posizionandosi al centro delle
discordanti e antitetiche versioni sorte attorno alla figura di
Casement, il narratore cerca così di decostruirne il mito e,
con la sua consueta abilità affabulatoria, di restituire sul
piano letterario la complessa realtà interiore di individuo
dolorosamente umano, sicuramente pieno di contraddizioni e lati
oscuri, ma certamente lontano sia dal sulfureo personaggio dipinto
dai suoi nemici che dall’eroe senza macchia descritto dai suoi
ammiratori.
Dal punto di vista strutturale la
narrazione si articola
in tre macrosequenze che scandiscono geograficamente e
cronologicamente le tre tappe essenziali della vita del personaggio
storico: El
Congo, La Amazonia, Irlanda. La
vicenda romanzesca è raccontata attraverso analessi che
muovono dal carcere dove il protagonista si trova in attesa che venga
eseguita la sentenza; un narratore eterodiegetico si rivolge
direttamente al lettore presentando con la lucida, fredda
obiettività
di una cronaca gli eventi salienti della vita di Casement che coprono
un arco temporale che va dal 1903, anno di arrivo del giovane
diplomatico britannico Casement nel Congo Belga, al 1916, data della
sua impiccagione per alto tradimento. Pur se lontano dai virtuosismi
stilistici di La
città e i cani,
Conversazione
nella
“Catedral“ o
La
Casa Verde, Il
sogno del celta è
senza
dubbio un romanzo che vale la pena di leggere e rileggere.
|