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: Recensioni : L'uomo nel buio
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Recensioni |
L'uomo nel buiodi Paul AusterTorino: Einaudi 2008 (di Valentina Rametta)
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In queste poche righe si offre al lettore il nuovo romanzo di Paul Auster, scrittore americano molto apprezzato in Italia e noto per la sua Trilogia di New York (1985). Da questo momento Auster diviene uno scrittore di culto e dalle molte inclinazioni: scrive per il cinema (Smoke e Blue in the face) e diviene regista (Lulu on the Bridge) con alle spalle una “parentesi” da poeta con la raccolta Affrontare la musica, nel quale si dispiegano già i temi e il repertorio di immagini che segneranno in seguito la sua prosa: cinema fantasmi e storie in bilico, in un incessante fluire di quella che egli stesso definirà «la musica del caso.» E a questa musica sembra voler resistere il protagonista di Uomo nel buio, un critico letterario in pensione, che a causa di un incidente automobilistico è costretto alla solitudine del suo letto nelle terre selvagge del Vermont. Con alle spalle il profilo di questo paesaggio l’uomo nel buio inizia la sua notte d’insonnia e in questa lunga notte –come gli accade ormai da tempo– tiene occupata la mente immaginando storie che lo conducono lontano dal mondo che conosce: «tutta una vita di battaglie contro me stesso nelle trincee della notte.» E l’uomo nel buio comincia a dar vita ad una sorta di mondo-ombra in cui l’America, pur rimanendo contemporanea a quella reale, non è in guerra contro il terrorismo, non ha vissuto l’11 settembre né il conflitto in Iraq ma è dilaniata da una guerra civile scoppiata nel 2000 durante la prima elezione di Bush. In questo racconto di fantapolitica, si dispiegano i conflitti che assillano l’esistenza del protagonista e che sono i conflitti di una Storia ancora tutta da spiegare in cui «il folle movimento del Mondo viene avanti rotolando», come recita la frase della poetessa Rose Hawthorne citata più volte nel romanzo. Ma l’America parallela assume sempre più consistenza reale al punto che le vicende del protagonista si legano a quelle del suo creatore, puntando sulla confusione dei piani della storia nella storia, in un gioco simile alle scatole cinesi. L’America parallela però non riesce a cancellare del tutto i tratti stridenti della realtà, i quali ci sono narrati attraverso gli altri personaggi che circondano il mondo notturno dell’uomo nel buio: la figlia, amareggiata dalla solitudine di un matrimonio finito nell’età in cui finiscono le speranze; la nipote poco più che ventenne, anch’essa alla ricerca del sonno dopo la morte del fidanzato in Iraq. Ed ecco che l’atrocità della guerra torna a farsi reale in un mondo che trascina con sé qualcosa di perduto, ad essere avvertita come inclusa nello spazio del quotidiano, a fare da sfondo alle citazioni dei film che il protagonista e la nipote vedono insieme, da Ladri di biciclette a La Grande illusione: «cinefilia come autoterapia, rimedio omeopatico per anestetizzarsi dal bisogno di pensare al futuro». Accade tutto in una notte: l’uomo nel buio ripercorre, inventando mondi, le vicende americane degli ultimi anni attraverso frammenti di biografie delle persone a lui care, ma il modo di giocare a intrecciare storie alla «musica del caso» deve fare i conti con una realtà creata non dal caso ma dalla Storia, cosciente che nel mondo in cui vive «ci sono anche altre pietre da dissotterrare». |
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| Come
citare questa pagina: V. Rametta,
«Recensione a L'uomo nel buio», Osservatorio sul romanzo contemporaneo, 20 Luglio 2009,
<http://romanzo.lett.unitn.it/recensioni/UomoNelBuio.htm>, consultata il... |
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