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Il trono dell'aquila

di Carlos Fuentes
Milano: Il Saggiatore 2008


(di Gabriele Vitello)
Carlos Fuentes è oggi considerato il più grande scrittore messicano vivente grazie a indubbi capolavori come La morte di Artemio Cruz e Terra nostra. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia, Il trono dell’aquila, è un romanzo epistolare sul modello delle Liasons dangereuses di Choderlos de Laclos. Sempre fedele al precetto per cui lo scrittore deve «inventare il passato e immaginare il futuro», Fuentes ambienta l’azione nientemeno che nel 2020, utilizzando un espediente narrativo già sfruttato in Cristobal Nonato. A seguito dell’opposizione messicana nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alla decisione americana di invadere la Colombia, gli Stati Uniti boicottano il sistema delle comunicazioni elettroniche in Messico costringendo la popolazione a ritornare all’antica abitudine della scrittura epistolare. Tutto questo in un momento delicato per la vita politica nazionale in quanto è aperta la campagna per la successione al trono presidenziale. Il libro è una vera e propria galleria di autoritratti di personaggi che sono delle vere e proprie caricature: il presidente Lorenzo Terán, col suo carattere debole e abulico, il suo braccio destro Tácito de la Canal, servile e corrotto, il generale golpista Cícero Arruza e infine il giovane arrivista Nicolás Valdivia. Ma il protagonista principale di questo romanzo politico nel senso più pieno del termine è sicuramente Maria del Rosario Galván, donna ambiziosa e influente che usa il suo potere seduttivo per tessere occulte trame di potere. Attraverso le lettere scambiate dai vari personaggi del romanzo assistiamo all’intrecciarsi di complotti e intrighi, allo scatenarsi di ambizioni e rivalità che dimostrano la conoscenza dei meccanismi della politica acquisita da Fuentes durante la sua carriera diplomatica. Un romanzo sul “Palazzo” che a noi italiani non può non ricordare Todo modo di Sciascia.
Rispetto ad altre opere dello stesso autore Il trono dell’aquila è sicuramente meno risolto. La narrazione stenta a decollare imbrigliata tra le fila dei stessi intrighi su cui vuol far luce. La virtuosistica capacità di costruire molteplici punti di vista sul plot principale non riesce a celare la sua debolezza. L’unico evento significativo –l’entrata in scena dell’ex presidente denominato «l’uomo dalla maschera di nopale»– riecheggia vecchi feuilletons francesi.
Rimangono tuttavia memorabili alcuni aforismi brillanti sul potere che Fuentes mette in bocca ai suoi personaggi: «la realpolitik è il culo dal quale espelliamo quello che mangiamo» (p. 16); «Il guaio del potere è che ti trasmette un’insopprimibile sensazione di impunità. Più ci si abitua al potere, più si perde la discrezione» (p. 208). Troppo poco forse per un grande scrittore come Fuentes.



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Come citare questa pagina: G. Vitello, «Recensione a Il trono dell'Aquila», 5 Settembre 2009, Osservatorio sul romanzo contemporaneo: <http://romanzo.lett.unitn.it/recensioni/TronoDellAquila.htm>, consultata il...



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