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Spiegazione degli uccelli

di António Lobo Antunes
Milano: Marcos y Marcos 2010

(di Lucia Viola Zampieri )

Rui è un uomo grassottello, di mezza età, porta gli occhiali e lavora come ricercatore presso la Facoltà di Lettere di Lisbona. È un intellettuale comunista, figlio di una famiglia dell’alta finanza portoghese, che vive con la sua seconda moglie Marília in un appartamentino in rua Azedo Gneco. La strada è lercia, sempre piena di spazzatura, i palazzoni sono grigi e spogli, non si vede nemmeno uno stralcio di fiume. Se solo si vedesse un po’ d’acqua dalla finestra, entrerebbe in casa il luccichio del sole che si riflette sul Tejo. Ma niente.

La Lisbona di Lobo Antunes è sempre sporca, umida, decrepita, arretrata e grottesca. I suoi abitanti sono vecchie zitelle ancorate alle loro borsette, baristi lenti e cameriere sguaiate, giovani intellettuali di sinistra con la barba lunga, ricchi uomini d’affari che collezionano coccodrilli in piscina e signore ingioiellate che masticano mentine giocando a poker in salotti verdi di fumo. Sono i personaggi di un circo terrificante che si riuniscono attorno all’unica vera attrazione, Rui, con la sua vita scomposta e sbagliata. Rui è ossessionato dall’immagine del suo funerale, ha una sensibilità esagerata e un’incurabile nostalgia (che poi nel panorama portoghese è quasi una malattia endemica, la famosa saudade): la lacrima in tasca e il desiderio di possedere le cose e le persone solo quando sono già irrimediabilmente perdute. Le delusioni date ai genitori, l’incapacità di amare e farsi amare dalle donne, il senso di colpa borghese e l'istinto di cercare negli uccelli una possibile spiegazione.

Il narratore salta da un punto di vista all’altro, prima quello di Rui, poi quello del padre, della sorella che suona il piano, della locandiera, del nano da circo, del cognato Carlos, del vicino di casa e di Marília: come se i personaggi, riuniti nella sala di un tribunale, si alzassero uno alla volta per raccontare la propria versione dei fatti. Lobo Antunes, come un giocoliere, si destreggia fra due, tre, a volte quattro registri diversi, passando dal ricordo idilliaco dell’infanzia agli avvenimenti del presente, dai mondi immaginati dal protagonista alle confessioni dei personaggi. La complessità dello stile riproduce metaforicamente la complessità dei sentimenti, dei ricordi e delle considerazioni di un uomo maturo. La scrittura produce un vortice di parole, immagini e voci, e al lettore, per tenersi a galla, occorre fermarsi a respirare e tentare di ricostruire il percorso fatto, perché non c’è niente di lineare né nei pensieri di un uomo né nella storia di un popolo.

Scritto nel 1981 a sei anni dalla fine della dittatura fascista di António de Oliveira Salazar, Spiegazione degli uccelli non può non essere letto anche in chiave storico-politica. Il Portogallo che vi si rappresenta è ancora diviso fra una classe dominante che sembra non essere cambiata di molto dopo la dittatura, una classe popolare che vive isolata negli edifici fatiscenti della periferia e un ristretto gruppo di intellettuali rivoluzionari che si muovono alla cieca seguendo in parte, ironicamente, l’esempio italiano («- Senti mamma - argomentò lui - in Italia, per esempio, ci sono un sacco di comunisti che vanno a messa».) Rui incarna in pieno questo conflitto latente, con la sua eredità borghese e conservatrice e il suo comunismo incerto: è la metafora di una generazione in bilico, che cerca la sua spiegazione.


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Come citare questa pagina: L. V. Zampieri, «Recensione a Spiegazione degli uccelli», Osservatorio sul romanzo contemporaneo, 6 giugno 2011, <http://romanzo.lett.unitn.it/recensioni/Lobo Antunes_Spiegazione.htm>, consultata il...




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