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Home : Recensioni : Latte versato

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Latte versato (Leite derramado, 2009)

di Chico Buarque
Milano: Feltrinelli 2009


(di Roberto Francavilla)

Come Brįs Cubas, eponimo protagonista del romanzo di memorie di Machado de Assis, Eulįlio d'Assumpēćo, io narrante di Leite derramado (Latte versato), rivive i cento anni della sua vita mentre, moribondo e in preda all’Alzheimer, giace ricoverato per una frattura al femore da cui, ne č consapevole, non si riprenderą mai.
Nei dettagli di una biografia ossessionata dalla figura della moglie Matilde (sensuale mulatta, libertina, dedita al samba e alle frequentazioni popolari e agli ambienti negri, sposata ancora fanciulla, la quale lo abbandona all’etą di 17 anni) e dallo sgretolamento della sua passata grandeur e della conseguente perdita del suo altissimo status sociale, si snoda e si va lentamente ricomponendo, in un inarrestabile monologo venato ora di un lirismo amaro, ora di rabbia e rimpianto, ora di una irresistibile ironia, l’affresco di una saga familiare le cui origini risalgono allo splendore della corte di Rio de Janeiro e arrivano al giorno d’oggi, seguendo una linea di ineluttabile declino. Lo scenario delle memorie dell’aristocratico narratore č quello rappresentato dalla lenta decadenza degli Assumpēćo, vera e propria saga familiare che ha come epilogo l’inarrestabile precipitare nella rovina e le cui origini risalgono allo sbarco in Brasile della corte portoghese in fuga da Napoleone. Mostrando nella loro spietata interezza tutte le faglie antropologiche della grande famiglia patriarcale, la genia degli Eulįlio prosegue attraverso una serie di scaltri uomini d’affari, latifondisti sfruttatori di schiavi, esponenti politici del partito conservatore, mercanti d’armi. Il ritratto transepocale non č che lo specchio della storia sociale del Brasile dal tempo della corte, degli imperatori, della repubblica, attraverso la dittatura di Getślio Vargas e di quella dei militari, fino ad oggi. Alla decadenza del lignaggio degli Assumpēćo corrisponde quella – leggibilissima - del Brasile, ed č impossibile non intuire fra le righe di una vicenda umana, le grandi linee della storia recente del paese sudamericano, le contraddizioni e le ambiguitą della sua societą elitaria, i conflitti razziali mai risolti (allocati da Buarque, non a caso, nella sfera della sessualitą, da sempre territorio - non solo allegorico – di rappresentazione delle dinamiche di potere), l’ereditą di una tradizione schiavista che non č affatto evaporata nel progetto propagandistico del Brasile miscigenato e sincretico descritto nei fortunati affreschi di Jorge Amado. A proposito di questa lettura sociale del romanzo, Eduardo Gianetti, sulla “Folha de S.Paulo” ha parlato di “oscene diseguaglianze, promiscuitą fra pubblico e privato, asservimento coloniale, preconcetti velati dalla cordialitą”.
Nell’eco della voce di Eulįlio d'Assumpēćo la realtą e i suoi accadimenti si rivelano per sporadiche illuminazioni in una sorta di piccola epica privata che riemerge dagli abissi della demenza senile.  Di fatto, la lunga testimonianza di Eulįlio prevede la quasi totale assenza di interlocutori, a parte due eccezioni: talvolta, infatti, la muta depositaria delle sue memorie e del suo delirio č la figlia ottuagenaria, ingobbita dalle delusioni e dai lutti; altre volte, invece, il racconto del vecchio č indirizzato ad un’infermiera che gli volteggia intorno gentile e premurosa: ma forse č anch’esso un fantasma, seppure benevolo, evocato nell’ora della solitudine e dell’addio.
La prosa di Chico Buarque č elegante e ricercata e il lessico volutamente incastonato di una serie di reiterati gallicismi che assicurano all’io narrante un superbo mimetismo linguistico: la lingua č il portoghese nella variante brasiliana ma imbevuto nel francese dell’aristocrazia d’epoca. Dalle pagine, insieme alla voce del vecchio Eulalio, fuoriesce il registro demodé e a tratti perfino kitsch di un uomo ostinatamente ancorato a un tempo che non č pił, a un Brasile d’antan che sopravvive appena nel fragile territorio dell’illusione. Insomma, un uomo di altri tempi che utilizza una lingua di altri tempi. Nella costruzione di questa voce, segnata dagli scarti, dalle ripetizioni e dalle contraddizioni del discorso senile, risiede uno dei tanti meriti dell’autore.
Chico Buarque, in una lingua volutamente inattuale, da vita ad un romanzo senza dubbio di alto valore. Eros e thanatos si rincorrono nelle inquietudini di questo centenario alterato dalla morfina il quale, pur nella miseria terminale che lo riduce a “scoria”, scova ancora la luciditą necessaria per raccontarci il pessimismo e la decadenza. La sua č la prosa incessante di un malato terminale che pare voler sconfiggere l’incombenza della fine recuperando i lacerti del suo lunghissimo passato, consapevole del fatto che, per citare le sue parole, “la memoria č una vasta ferita”.

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Come citare questa pagina: R. Francavilla, «Recensione a Latte versato» Osservatorio sul romanzo contemporaneo, 15 Agosto 2009, <http://romanzo.lett.unitn.it/recensioni/LatteVersato.htm>, consultata il...



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