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Home : Recensioni : Il tempo materiale
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Recensioni |
Il tempo materialedi Giorgio VastaRoma: Minimum Fax 2008 (di Gabriele Vitello)
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Com’è
noto, negli ultimi anni sono apparsi sugli scaffali delle librerie
molti romanzi che hanno cercato di raccontare in modi diversi la
stagione del terrorismo in Italia. Tra quei pochi riusciti nell’impresa
si deve certamente includere il primo romanzo di Giorgio Vasta Il tempo materiale, edito lo scorso anno da “Minimum fax” e già tradotto in Francia e in Germania. Il romanzo è ambientato nell’anno del delitto Moro in una Palermo preistorica e apocalittica dove dall’asfalto delle strade fuoriescono «cani di pietra, impastati al bitume». La voce narrante è affidata a Nimbo, un bambino di undici anni che insieme a due suoi coetanei chiamati Raggio e Volo, decide di fondare una cellula terrorista sul modello delle Brigate Rosse. Per comunicare fra loro i tre precoci rivoluzionari inventano una lingua in codice, l’«alfamuto», un linguaggio gestuale che mima e capovolge gli stereotipi dell’immaginario televisivo, come la posa a falco di Yuppi Du di Celentano o il salto della staccionata di Nino Castelnuovo nella pubblicità dell’olio Cuore. Ad animarli è un odio sprezzante per i caratteri della nostra identità nazionale: «in Italia - afferma Nimbo - tutto diventa manierismo, piccola posa. Costume. L’ignobile teatrino del costume». Il loro rapporto col mondo è mediato dalla razionalità ossificata dell’ideologia, dalla pretesa di poter ordinare la realtà entro una gabbia di parole e di asserzioni apodittiche. Dopo l’uccisone di un loro compagno di scuola di nome Morana, l’escalation di violenza del piccolo nucleo terroristico sarà arrestata dallo stesso Nimbo in seguito all’incontro epifanico con Wimbow, la «bambina creola», grazie alla quale entra in contatto con i valori autentici dell’esistenza. Il tempo materiale si distingue per finalità e qualità dagli altri romanzi che hanno affrontato lo stesso tema: in esso è assente quell’aderenza al documento e alla verosimiglianza storica che caratterizza talune forme di romanzo-inchiesta. Allo stesso modo è impossibile reperirvi quel conflitto generazionale tra padri e figli su cui si fondano romanzi come Tuo figlio (Mondadori 2004) di Gian Mario Villalta e Piove all’insù (Bollati Boringhieri 2006) di Luca Rastello; d’altronde, l’ambiente familiare non costituisce affatto la causa o l’origine delle azioni criminali di Nimbo, Raggio e Volo. L’operazione compiuta da Vasta è ugualmente distante da quella portata a termine qualche anno fa da Giuseppe Culicchia con Nel paese delle meraviglie (Garzanti 2006), sebbene anch’egli abbia voluto raccontare gli anni di piombo attraverso il punto di vista di un ragazzino. Di fatto, il linguaggio di Nimbo corrisponde a quello degli adulti e i pochi elementi di questo personaggio appartenenti al mondo infantile subiscono una deformazione straniante e grottesca (si veda l’inquietante dialogo tra Nimbo e il piccione). Per la sua densità metaforica Il tempo materiale ricorda invece l’ultimo capolavoro di Anna Maria Ortese, Alonso e i visionari (Adelphi 1996) nel quale ha luogo un’analoga opposizione tra l’innocenza della Natura, qui simboleggiata da un cucciolo di puma di nome Alonso, e la razionalità nichilistica dei terroristi, i visionari intellettuali Decimo e Julio. Eredi del piccolo Alonso, le figure di Morana e della bambina creola, non a caso entrambi muti e vulnerabili, esprimono tutto ciò che c’è d’originario e creaturale, ovvero quella vitalità biologica in cui hanno sede il senso e il valore autentici che la ragione e l’ideologia non possono comprendere. |
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| Come citare questa pagina: G. Vitello, «Recensione a Il tempo materiale», Osservatorio sul romanzo contemporaneo, 20 Luglio 2009, <http://romanzo.lett.unitn.it/recensioni/IlTempoMateriale.htm>, consultata il... | |
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Osservatorio sul romanzo contemporaneo
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