L'Osservatorio

Lo staff

Gli amici dell'Osservatorio

Calendario Eventi

Schede

Recensioni

Link Utili

Contatti

English Version
Home : Recensioni : I flagellati del vento dell'est

Recensioni

I flagellati del vento dell'est

di Manuel Lopes
Albatros 2010


(di Riccardo Greco)

Esce finalmente – dopo quarant’anni dalla sua pubblicazione – la traduzione italiana di Os flagelados do vento leste dello scrittore capoverdiano Manuel Lopes, una delle voci di spicco dell’intellighenzia dell’arcipelago africano e conosciuto, oltre che per la sua produzione letteraria, anche per l’attivismo culturale che lo vide tra i fondatori della rivista Claridade. L’opera di Manuel Lopes è un piccolo affresco della società rurale dell’isola di Sant’Antão, un romanzo che oscilla tra una “smunta” saga familiare – poiché smunti sono i volti degli uomini affamati che ne sono protagonisti – e una novella triste, dove la tristezza avvolge impietosamente esseri animati e paesaggio.
Il mese di Agosto è ormai terminato. Settembre si annuncia senza piogge. Sull’isola di Santo Antão tutti s’interrogano sul tempo. Da mattina a sera le famiglie osservano il cielo preoccupate: il rischio è una nuova ondata di siccità. In attesa di un segnale di pioggia, il poco granturco conservato nei bauli non verrà mangiato, bensì coltivato in polvere, mettendo il chicco in terra senza annaffiare. A queste manovre assistono alcuni passanti poco fiduciosi nell’arrivo delle piogge e due corvi, che sorvolano i lavoratori a caccia dei preziosi chicchi. Ma le piogge, alla fine, arrivano, accompagnate da forti venti che scoperchiano le stalle e minacciano le case. Le terre si allagano, le acque portano via gli animali e il paesaggio da inferno polveroso muta in un rovinoso pantano. I contadini dell’isola sono abituati a questa lotta con la natura e tengono duro: la zappa in mano e la fede nel cuore. Non tutti però sono ostinati come José da Cruz, c’è chi cede ed emigra verso il litorale con la speranza almeno di sfamare i propri bambini. A novembre è di nuovo siccità, il paesaggio di Sant’Antão diventa lunare, non ci sono né piante né animali in grado di sopravvivere al calore del vento dell’est. Chi resta nell’entroterra si ingegna come può, mettendo su piccoli commerci o rubando al prossimo. Come Leandro, il figlio maggiore di José da Cruz, che si maschera con una pelle di capra per assaltare le carovane di emigranti.

I flagellati del vento dell’est è solo in ultima analisi un romanzo di denuncia, poiché descrive la penosa esistenza degli abitanti dell’isola di Santo Antão come effetto disastroso degli agenti atmosferici, senza alcun riferimento alle politiche adottate dalla dittatura salazarista nei confronti delle proprie colonie. Eppure, sappiamo che già dai primi del Novecento gli intellettuali capoverdiani condividevano con la popolazione un vero e proprio rovello esistenziale che si riassumeva in due posizioni: ter que ficar e querer partir o ter que partir e querer ficar, ovvero “dover rimanere ma voler partire” oppure “dover partire ma voler rimanere”. Lontani dall’Africa, dall’Europa e dall’America del Sud, che specialmente nel caso del Brasile ha avuto una forte influenza sulla cultura dell’arcipelago, gli abitanti di Capo Verde si sono trovati spesso davanti alla difficile scelta della partenza. Per i braccianti significava per lo più andare verso le isole di São Tomé e Príncipe come contratados (contrattati), braccianti a cottimo senza la certezza di un ritorno. Per gli intellettuali il dilemma era se partire per l’Europa, o meglio ancora l’America, oppure rimanere radicati (o intrappolati, a seconda dei punti di vista) nelle proprie isole.
Il romanzo descrive l’attaccamento dei contadini alla propria terra senza mai indicare apertamente una possibilità di fuga. Forse, oltre alla struggente caratterizzazione che Manuel Lopes fa dei personaggi, il valore del romanzo risiede proprio nella capacità di far luce su un mondo rurale che neanche l’antropologia di allora era riuscita ad indagare.



Download versione pdf download


Come citare questa pagina: Riccardo Greco, «Recensione a I flagellati del vento dell'est» 5 ottobre 2010, Osservatorio sul romanzo contemporaneo: http://romanzo.lett.unitn.it/recensioni/Iflagellati.htm, consultato il...



Osservatorio sul romanzo contemporaneo
Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Filologici - Universitą degli Studi di Trento
piazza Venezia, 41 I-38122 Trento - phone: +39 0461 88 1325 - e-mail: osservatoriosulromanzo@gmail.com