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: Recensioni : Fuori a rubar cavalli
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Fuori a rubar cavallidi Per PetterssonParma: Guanda 2010 (di
Alessandro Bassini)
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Il successo travolgente della trilogia Millennium di Stieg Larsson ha aperto le porte del mercato editoriale italiano alla narrativa noir scandinava, scatenando una vera e propria caccia da parte delle case editrici al prossimo best-seller in grado di emulare le cifre stratosferiche della saga di Lisbeth Salander. Ecco dunque che durante i primi mesi di quest’anno, ai vertici delle classifiche, si sfidano L’ipnotista di Lars Kepler (Longanesi) e La principessa di ghiaccio di Camilla Läckberg (Marsilio), entrambi usciti da quella fucina di talenti del giallo che è la Svezia. Non tutte le case editrici, tuttavia, sembrano voler cavalcare quest’onda: ne è un esempio Guanda, che, dopo aver pubblicato lo scorso settembre l’inusuale romanzo Una tigre molto speciale (Montecore) dello svedo-tunisino Jonas Hassen Khemiri, apre la stagione con una scelta in controtendenza: Fuori a rubar cavalli del norvegese Per Pettersson.
Ambientato in una valle del Telemark, la catena montuosa che segna il confine naturale fra Norvegia e Svezia, Fuori a rubar cavalli ha per protagonista Trond, un anziano signore che, dopo essere rimasto vedovo, decide di lasciare Oslo per trasferirsi nella quiete montana di un piccolo borgo. Poche settimane prima dell’arrivo del 2000, durante una passeggiata notturna in compagnia del proprio cane, Trond incontra per caso un uomo che sembra avere la sua età e con cui inizia una normale conversazione fra vicini. Tornato a casa, però, il ricordo delle parole dell’uomo lo riporta indietro nel tempo fino all’estate del 1948; un’estate mitica per tutto il paese, da poco liberato dai nazisti, e indimenticabile per l’adolescente Trond, che aveva potuto riabbracciare dopo quattro lunghi anni suo padre, uno dei partigiani più attivi della resistenza norvegese. Seguendo il filo della memoria, Trond ritorna con la mente a quei mesi trascorsi in campagna, dove suo padre l’aveva portato con sé per lavorare nel podere di un ricco fattore. Durante la breve e intensa estate nordica, padre e figlio erano tornati a vivere insieme, nel segno di quella pace che soffiava sul continente. Non tutto però era stato idilliaco, durante quei giorni: la gioia per l’aver ritrovato suo padre è offuscata dalla scoperta della sua infedeltà, e un drammatico incidente porta per la prima volta il ragazzo a contatto diretto con la morte. In un’estate che segna il passaggio verso l’età adulta, Trond impara il senso dell’amicizia, l’amarezza dell’inganno, la solitudine a cui condanna a volte il destino. Perché tutti questi ricordi sono stati risvegliati dal vicino di casa? Chi è quest’uomo misterioso? E perché Trond ha deciso di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in una località di montagna, così simile a quella dell’estate del ’48? Fuori a rubar cavalli è un romanzo che scende nella profondità dei meccanismi della memoria, narrando il confronto di un uomo con il proprio passato, con quegli eventi, quei luoghi e quelle persone che ne hanno segnato il destino. Usando uno stile vivido e pittorico, che rivela come la simbiosi fra uomo e natura sia un elemento caratteristico degli scrittori di questa terra, Petterson mostra come le ferite solo apparentemente rimarginate dell’adolescenza siano pronte a riaprirsi all’improvviso, lasciando che i ricordi riemergano crudeli, impedendo di trovare quella pace dell’anima che sembra irraggiungibile nel breve tempo di una vita. |
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| Come
citare questa pagina: Alessandro Bassini, «Recensione
a Fuori a rubar cavalli», 13 febbraio 2010, Osservatorio sul romanzo
contemporaneo:
http://romanzo.lett.unitn.it/recensioni/Fuoriarubar.htm, consultato il... |
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