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Il romanzo ha saputo attraversare le numerose correnti che hanno solcato il Novecento.
Grazie alla sua capacità di reinventarsi esso è riuscito a trovare risposte agli interrogativi che ogni periodo storico poneva, riscuotendo un costante successo in tutti gli strati sociali, dall’accademia al pubblico «comune».
Se osserviamo i fatti letterari nella prospettiva della lunga durata sono evidenti le continuità formali
nel romanzo degli ultimi centocinquant’anni. Questa continuità era
stata messa in dubbio dall’avvento delle correnti post-strutturaliste
che propugnavano poetiche fondate sul primato di intertestualità e
autoreferenzialità, così come dai fautori della «fine della storia». Gli
ultimi tempi, però, hanno segnato punti in favore dei sostenitori della
lunga durata: i circa dieci anni che vanno dalla guerra del Golfo agli
eventi dell’undici Settembre 2001 hanno visto un lento riproporsi di
poetiche neomoderne, incentrate sul confronto tra l’io e la realtà esterna che lo circonda, a testimonianza di una nuova fiducia nel potere conoscitivo e demistificatorio della mimesis.
L'attuale evoluzione del romanzo sconta, com'è ovvio, il peso di
inquietudini, incertezze e sospetti propri della nostra epoca –
un'epoca in cui domina il "fittizio diffuso" da un lato,
mentre dall'altro si assiste allo sviluppo di nuove forme di narrariva
storica. Si pensi inoltre all'impatto dei documenti sul romanzo o al fiorire di sottogeneri in bilico tra fiction e non-fiction.
D’altronde a differenza di altri generi come la poesia e il teatro, il
romanzo non ha mai perduto la sua vitalità, la sua capacità di creare
nuove forme costituendo così un punto di vista privilegiato per
osservare la contemporaneità.
Se passiamo a vedere l’ambito della critica e della teoria letteraria, anche qui è possibile osservare come ultimamente al momento decostruttivo stia succedendo quello ricostruttivo.
La critica letteraria, una disciplina esautorata dall’industria
culturale (con la scoraggiante complicità di certi settori della
critica stessa), deve assumersi adesso il compito di descrivere questo
insieme complesso di cambiamenti avvenuti sul piano della figurazione
artistica, preludio a più vasti cambiamenti sociali e perciò politici.
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Per questa ragione, noi dottorandi dell’Università di Trento abbiamo deciso di dare vita ad un Osservatorio sul romanzo contemporaneo, uno spazio nel quale esaminare di volta in volta i romanzi più significativi degli ultimi anni senza la paura di compiere scelte di valore, dunque in una prospettiva storicista e militante
al tempo stesso (nel solco della migliore tradizione critica italiana).
Si tratterà, dunque, di delineare un profilo del romanzo di oggi, di
offrire una panoramica dei suoi vari sviluppi, di tracciarne le rotte
per individuare centri e periferie. La metafora geografica non è
casuale: l'Osservatorio tenterà di trattare estensivamente le produzioni delle più diverse aree geografiche senza preclusioni o discriminazioni.
Con questa iniziativa (che speriamo possa consolidarsi e migliorarsi
negli anni a venire), ci proponiamo di rilanciare con forza quella che
costituisce l’essenza stessa dell’istituzione universitaria, da sempre
un luogo di ricerca aperto al confronto con la realtà che la circonda.
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